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Nicholas Fontana ElettroHeartLand

ElettroHeartLand è un progetto di ricerca che indaga il paesaggio antropizzato della Pianura Padana attraverso lo studio sistematico dei manufatti infrastrutturali legati alla gestione delle risorse, adottando la fotografia sistematica come strumento di analisi documentaria e interpretativa. Il progetto si colloca nell’ambito degli studi sul paesaggio, dell’archeologia del contemporaneo e della fotografia di ricerca, assumendo i manufatti rurali come fonti materiali e visive per la comprensione dei processi storici e territoriali che hanno modellato una delle aree più intensamente antropizzate d’Europa nel corso del secondo Novecento.

La ricerca si concentra su quei dispositivi tecnici — torri piezometriche, silos, tralicci, stazioni radiobase e altri landmark — che, pur essendo nati per rispondere a esigenze produttive e funzionali, sono divenuti nel tempo elementi strutturali del paesaggio padano. Questi manufatti, spesso percepiti come presenze marginali o prive di valore culturale, costituiscono invece un sistema diffuso di indicatori territoriali capaci di restituire una lettura stratificata del rapporto tra uomo, tecnologia e ambiente. L’analisi fotografica evidenzia la loro funzione di emergenze verticali all’interno del paesaggio rurale e periurbano, configurandole come veri e propri landmark infrastrutturali.

Il progetto si fonda su un approccio fotografico sistematico e comparativo, ispirato alla lezione dei coniugi Bernd e Hilla Becher, che viene qui attualizzato sia sul piano temporale sia su quello metodologico. La fotografia è utilizzata come strumento analitico, capace di registrare differenze tipologiche, variazioni formali e trasformazioni d’uso, attraverso una composizione standardizzata che privilegia frontalità, chiarezza e neutralità descrittiva. Tale scelta consente un confronto diretto tra strutture analoghe inserite in contesti territoriali differenti. La fotografia è qui intesa non come semplice rappresentazione, ma come strumento di indagine e produzione di conoscenza. Dal punto di vista metodologico, il progetto adotta un approccio cronotipologico di matrice archeologica, applicato alla fotografia sistematica.

All’interno di questo ampio corpus, composto da circa 500 immagini organizzate in dieci capitoli tematici. L’area geografica indagata comprende inizialmente la Lombardia orientale (province di Brescia, Bergamo, Lodi e Cremona), con una successiva estensione alle province limitrofe, al fine di analizzare territori amministrativamente distinti ma geograficamente continui.

Nel complesso, ElettroHeartLand mira a offrire una lettura critica del paesaggio padano, contribuendo al dibattito sul valore della fotografia come strumento di indagine archeologica e sul riconoscimento culturale delle infrastrutture rurali come parte integrante del patrimonio contemporaneo.

Il progetto di ricerca ElettroHeartLand si pone una pluralità di obiettivi, accomunati dalla volontà di indagare e rendere leggibile il ruolo dei manufatti infrastrutturali nel paesaggio antropizzato della Pianura Padana, interpretati come evidenze materiali dei processi di trasformazione territoriale contemporanea. L’obiettivo generale è analizzare tali strutture come evidenze materiali di processi storici, tecnologici e sociali, interpretandole come oggetti archeologici contemporanei e come marker territoriali dotati di valore documentario e paesaggistico.

Un primo obiettivo specifico consiste nella documentazione sistematica e nella conservazione della memoria visiva di strutture oggi soggette a degrado, dismissione o demolizione. Il venir meno della loro funzione originaria e l’assenza di politiche organiche di recupero e riuso comportano infatti un rischio concreto di perdita di queste testimonianze materiali. La fotografia viene utilizzata come strumento di archiviazione e di tutela, capace di preservare tracce di un patrimonio infrastrutturale spesso trascurato.

Un secondo obiettivo riguarda la costruzione di un corpus ampio e coerente di marker territoriali, che consenta il confronto tra manufatti analoghi distribuiti in contesti geografici differenti. Attraverso un approccio cronotipologico di matrice archeologica, la ricerca analizza le trasformazioni progettuali e costruttive delle torri piezometriche e dei silos, osservando il passaggio da soluzioni in calcestruzzo armato a tipologie caratterizzate dall’impiego di materiali metallici e da nuovi linguaggi formali. Tale confronto permette di individuare continuità, rotture e adattamenti legati all’evoluzione tecnologica e alle mutate esigenze produttive.

Un ulteriore obiettivo è lo studio dei processi di riuso e rifunzionalizzazione di questi manufatti. In numerosi casi, le strutture vengono trasformate in supporti per le telecomunicazioni o integrate in nuovi sistemi infrastrutturali, assumendo funzioni ibride che ne ridefiniscono il ruolo all’interno del paesaggio. Analizzare tali trasformazioni consente di comprendere come il territorio rielabori i propri dispositivi tecnici, producendo un paesaggio stratificato in cui permanenze e mutamenti convivono.

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